giovedì 22 agosto 2013

THE SOCIAL NETWORK - David Fincher

Film come The Social Network sono un inno al sogno americano. Certo, la storia che David Fincher ci narra è quella di uno degli uomini più ricchi del mondo ma non è questo che interessa veramente. Mark Zuckerberg è un ragazzo dalla mente brillante e con una certa dose di cinismo che gli permettono
di mettere in pratica e far fruttare quella che si rivelerà essere un'idea geniale. Ciò che però emerge davvero è il Paese delle Opportunità. Un luogo di studio che mette gli studenti in condizione di esprimere il proprio potenziale. Un'impostazione didattica che forma la mente, che spinge ad applicarsi, che dimostra interesse per un'idea. Un ragazzo di venti, venticinque anni che ha un progetto, viene incoraggiato, non solo con mezzi economici ma soprattutto culturali. L'atteggiamento fa la differenza, c'è una propensione al rischio, il desiderio di mettersi in gioco, non per spregiudicatezza ma perché si ha la consapevolezza che il sistema, se riceve i giusti stimoli, può rispondere, fare da volano e lanciare la propria impresa.
Non è stimolante sapere che, per quanto buona sia la propria intuizione, non c'è nessuno disposto a concederti attenzione. E' addirittura deprimente avere la consapevolezza che, non solo non c'è la possibilità di concedere attenzione, non esiste nemmeno più la volontà: "mi piacerebbe ma in questo momento non posso," sarebbe già qualcosa, almeno si intuisce un desiderio di fondo che non si può realizzare; "dove credi di essere: in America?" è ben peggio, dimostra che non solo non c'è la volontà ma subentra pure la derisione per colui che prova a inventarsi un futuro e finisce con l'essere preso per un perditempo, uno con la testa fra le nuvole, che "invece di andare a lavorare, si mette a pettinare le bambole". Una mentalità come questa è senza speranze, perdente, tipica di una società fallita.
Aziende la cui attività comprende anche lo scommettere su progetti altrui, principalmente finanziandone la realizzazione per poi partecipare agli eventuali utili, in un paese come il nostro è roba da fantascienza. Ammesso che esistano, i loro manager verrebbero presi per visionari, scriteriati e inaffidabili. Iniziative come Facebook qui non avrebbero speranza. Di conseguenza non c'è nemmeno speranza di esprimere il proprio potenziale, di fare con esso un sacco di soldi, di realizzare se stessi, costruire il proprio futuro. Tutti concetti che si esprimono con una sola parola: libertà. Se ne conclude pertanto che tale ideale, qui, non è perseguibile. Sarà per questo che la gente emigra?
                              
Anno di pubblicazione: 2010
Interpreti:
  1. Jesse Eisemberg
  2. Andrew Garfield
  3. Justin Timberlake
  4. Armie Hammer
Ulteriori informazioni su David Fincher 
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